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Tiziana Arenzulla, per curare il cuore degli italiani ci vuole passione e amore


Italiana, tra le migliori dieci donne cardiologhe interventiste al mondo, selezionata nel 2018 durante il convegno internazionale Complex Cardiovascular Catheter Therapeutic, svoltosi in Florida per celebrare il contributo delle donne in Cardiologia Interventistica, e attualmente in forza all’Ospedale Mauriziano di Torino, Tiziana Aranzulla non solo persegue l’obiettivo professionale della cura delle patologie cardiache, ma si impegna in modo rigoroso e appassionato alla riconquista della salute delle sue pazienti a 360°, anche attraverso il benessere olfattivo. Leggete come.



Una professionista di alto livello, sensibile e determinata, dalla personalità solare, spiccata e multiforme, aperta al nuovo e attenta non solo alla salute, ma anche al benessere dei pazienti e delle donne in particolare che segue oltre le cure ospedaliere per accompagnarle nel non facile percorso di ritrovare la normalità. Questo per carattere e per esperienze di vita. Il termine del titolo (una metafora delle coronarie delle donne, di cui si occupa la nostra intervistata, sono come riccioli, più tortuose e sottili di quelle maschili) sintetizza infatti plasticamente e simbolicamente tre vicende dolorose accadute alla persona che impareremo a conoscere a seguito delle quali si sono prodotte a distanza di anni l’una dall’altra delle svolte nella sua vita. La prima, avvenuta quando lei era ancora bambina, è stata una reazione infantile, ma significativa, a quanto aveva visto per la prima volta “un essere vivente senza gambe”, per protestare con il suo pianto di bimba contro l’ingiustizia che aveva colpito quella persona. Una prova di sensibilità di fronte a una condizione umana disagiata e dolente che la porterà a impegnarsi con convinzione e passione per contrastare queste disavventure . La seconda è stata quando aveva otto anni. Contro le raccomandazioni dei genitori aveva fatto il bagno al mare, che era molto agitato. La sorella stava annegando, mentre lei si ruppe il ginocchio destro su uno scoglio. Arrivò una sola ambulanza, e lei lasciò il posto alla sorella. “Mi venne naturale ma dentro me decisi che avrei fatto del mio meglio perché tutti potessero ricevere soccorso” – ha raccontato.


La terza, accaduta quando lei era già studentessa di medicina, è stata la scomparsa tragica e improvvisa della madre dovuta a un problema cardiaco. In tutti i tre i casi la bambina e la studentessa che era allora Tiziana Aranzulla reagisce decisamente alla durezza degli eventi, attuando le strategie utili a contrastarli e volgerli al positivo. E qui si profila il carattere e la determinazione che metterà in campo come cardiologa interventista (una specialità della cardiologia che interviene per via percutanea radiale e femorale, diversamente dalla cardiochirurgia tradizionale in cui gli interventi avvengono aprendo chirurgicamente lo sterno) di impegnarsi attivamente per la sorte delle persone, salvandole e facendole star bene, rispondendo a una vocazione personale prima che professionale. Partiamo quindi con l’attualità e i suoi nuovi importanti progetti che, ci auguriamo, dal Mauriziano approdino in altre strutture e portino un miglioramento psicofisico, in termini di salute, sollievo e benessere, alle pazienti che stanno affrontando il delicato periodo post-operatorio.


Fiduciosi nella ripartenza

“Dopo la prima ondata di COVID-19, la ripartenza in Ospedale, il Mauriziano di Torino – spiega la dott.ssa Aranzulla, siciliana di Catania, poco più che quarantenne – è stata veloce “La rapidità della ripresa è stata merito in primis del nostro Direttore Giuseppe Musumeci e delle direzioni generale (Dr. Maurizio Dall’Acqua) e sanitaria (Dr.ssa Maria Carmen Azzoliona), che ha avuto una lungimiranza speciale in questo senso. Già da molti mesi, i nostri pazienti cardiologici, anche e soprattutto le donne, hanno ripreso regolarmente a fare le visite, a farsi curare e si vuole mantenere questa linea anche durante la seconda ondata. Purtroppo, la pandemia ha acuito l’antico male femminile di minimizzare i dolori e di procrastinare l’arrivo in ospedale, spesso anche svariati giorni dopo i primi sintomi di malessere.

Per le donne stanno fiorendo, “seconda ondata” permettendo, grandi progetti, prevalentemente scientifici, per capire come potremo affrontare la normalità una volta superato un intervento. In particolare costruiremo dei percorsi post-infarto dedicati alle donne con iniziative legate all’utilizzo di fragranze naturali in grado di migliorare la ripresa fisica e psichica di queste pazienti”, come spieghiamo e approfondiamo nel box 1. Queste iniziative-pilota decisamente interessanti e coinvolgenti sono coerenti con l’”approccio olistico” che la Dott.ssa Aranzulla porta avanti con le degenti del suo reparto. Occorre infatti considerare i risvolti personali della cura, “non è soltanto una questione di cuore da curare”, che è sempre prioritaria, ma esiste un rapporto speciale che a sua volta è parte della cura, quel rapporto che si crea tra i pazienti e lo specialista che li ha guariti e talvolta salvati – spiega la nostra esperta. Di molte pazienti sono diventata amica, le ho viste cambiare, rifiorire a seguito della guarigione. Questo perché si crea con loro una relazione forte che si manifesta in piccoli segni nella vita quotidiana, nei giorni normali, come a Natale; questo fa sì che si prenda anche coscienza sia per le donne che escono da una patologia cardiologica sia per altre problematiche della necessità di avere sempre cura di sé, del proprio corpo, andando in ospedale quando si sta male, senza attendere giorni, proseguendo le cure ed effettuando visite periodiche, ma anche del proprio benessere in senso generale, che va dalla cura della propria immagine, alla riscoperta dei propri piaceri, alla costruzione della propria spiritualità.”


Motivazioni e formazione

Durante il corso di laurea, prima di votarsi alla cardiologia, Tiziana Aranzulla avrebbe scelto la chirurgia ricostruttiva “per ridare un volto e un aspetto accettabile a quelle donne colpite dall’acido, sfregiate nel viso e nell’anima, e a Bologna, dove si è laureata, esisteva una struttura ad hoc” – ci informa. Vince due borse di studio, una in Estonia a Tartu, dove frequenta in chirurgia generale e successivamente una in Brasile, a Campinas, dove frequenta in Chirurgia ricostruttiva. Poi, dopo la morte della mamma, ha preso la decisione coraggiosa e impegnativa di dedicarsi alla cardiologia. Dopo la Laurea vince una borsa di studio in Finlandia, rilevante non soltanto al fine dell’approfondimento specialistico (è lì che incontra per la prima volta la cardiologia interventistica, ed è amore a prima vista), ma anche della fratellanza che si crea fra i vari medici usciti come me dalla confort zone della propria università e della propria città, relazioni importanti che vanno al di là di quell’esperienza e che contribuiscono a creare una rete di contatti significativi.

Rientrata in Italia, All’Ospedale San Raffaele di Milano, durante la specializzazione incontra il Dott. Antonio Colombo che molti anni prima aveva appreso e perfezionato il suo know how in America e lo aveva portato in Italia. Grazie all’entusiasmo, alle competenze e alla genialità del suo mentore, la scelta della cardiologia interventistica diviene definitiva, una branca particolare, importante e complessa, ritenuta per questo e per tradizione di appannaggio maschile. Molti hanno cercato di dissuaderla per le difficoltà oggettive nel praticarla: “sono necessarie una quantità elevata di energia e di forza psichica, occorre superare le difficoltà nel reggere ritmi, tensione e fatica, si è a contatto con le radiazioni. Tutto o molto - racconta la dott.ssa Aranzulla - viene ricompensato dal sorriso di ognuno dei pazienti guariti, salvati e salvate grazie al nostro intervento. Di molte di loro sono diventata amica, come dicevo in precedenza.”


Se i motivi scatenanti la scelta di questo tipo di cardiologia sono dovuti ai fatti citati, la sua sensibilità spiccata per la cura e il salvare le persone affette da queste patologie è sempre attuale, una reazione e una risposta attiva e positiva al grande dolore della perdita della mamma cinquantenne, ancora giovane, bella e in forze. Una volta presa la decisione ha quindi dovuto compiere il salto di qualità che questa specializzazione così particolare e impegnativa prevede. Dalla sua aveva una solida preparazione, una determinazione e una volontà di ferro.


“Da lì ho tenuto duro, e adesso sono io che aiuto i giovani specializzandi e specializzande quando, pieni di dubbi, mi chiedono un parere in merito. Con loro sono sincera, se piace si può e si deve fare, come ho fatto io, al di là delle difficoltà e dei molti condizionamenti. Per avere più chance di riuscita in un ambiente comunque ancora maschile occorre che fra noi donne e a maggior ragione tra cardiologhe interventiste si stringa sempre di più un patto di collaborazione per la conquista dell’eccellenza, che si diventi alleate e non antagoniste. Dopo la specializzazione ho quindi effettuato un master al San Raffaele con il Dott. Colombo – spiega – e sono diventata ciò che desideravo essere.”

Continua...

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