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Tiziana Arenzulla, l'aspetto culturale del “soffitto di cristallo”




Nella prima parte dell'intervista abbiamo conosciuto la dottoressa Aranzulla e la sua formazione, ma le riflessioni con la nostra intervistata sono entrate ancor più nel profondo.

Infatti, a suo avviso, occorre segnalare un interessante, anche se dolente, aspetto culturale che fa sì che le donne, anche molto specializzate come lei, siano svantaggiate in molti ambiti della vita quotidiana, in famiglia, nel lavoro, nelle opportunità di carriera, scontrandosi con il cosiddetto “soffitto di cristallo”, un gap che si va lentamente colmando, ma che attualmente è ancora presente. Questo nonostante sia stato sfatato anche dal punto di vista scientifico il luogo comune delle donne come sesso debole. Uomini e donne sono diversi dalla nascita, e le (piccole) donne dimostrano già da subito la loro forza e la loro maggiore capacità di resistenza, e di guarigione, anche nella ripresa post-operatoria. Ma c’è un altro risvolto della medaglia. Con il fatto che con le tecniche non invasive praticate dalla cardiologia interventistica non ci sono cicatrici visibili, spesso le donne, sono portate a riprendere velocemente la loro vita precedente, forzando tempi e modi, dimostrando coraggio e resistenza encomiabili, ma rimanendo vittime della loro stessa generosità, tornando a minimizzare eventuali sintomi e a sopravvalutare il livello di performance in casa e fuori, e rimanendo preda dello stereotipo “di essere più deboli”, perché più forti. “Da parte delle donne, soprattutto da quelle affette da patologie cardiache come quelle uscite da un infarto - sarebbe quindi auspicabile – spiega la dott.ssa Aranzulla - una cura di sé a 360°, una ricerca della salute, del benessere e della bellezza, dato che tutte le donne amano essere gradite e gradevoli”.


L’attesa pericolosa delle donne

In Italia le strutture avanzate di cardiologia interventistica sono diffuse in tutto il territorio e offrono performance di elevato livello, intervenendo in maniera tempestiva in caso di infarto e sindrome coronarica acuta. A questo alto standard di intervento non sempre corrisponde una piena consapevolezza dei pazienti e soprattutto delle pazienti cardiopatiche che, come dicevamo, sopportano il dolore, sottovalutano e minimizzano segnali e sintomi importanti di patologie cardiache procrastinando visite, controlli e urgenze. Racconta la Dott.ssa Aranzulla che “spesso arrivano al pronto soccorso casi diventati gravi perché le pazienti si sono presentate dopo giorni di malessere, dolori al petto e storie di anni di problemi cardiologici. Si tratta di situazioni non più tollerabili, e questo perché sovente questi casi di sofferenza cardiaca venivano e sono talvolta ancora oggi diagnosticati come stati di ansia, e non sono ritenute significative e da approfondire con ulteriori analisi. Una condizione femminile dolente non più accettabile, soprattutto ora a seguito del fatto che l’infarto possa colpire anche donne giovani, con meno di 30 anni, ad esempio per dissezioni coronariche laddove stress psicofisici intensi e/o protratti, fumo, abuso di anticoncezionali, causano il collasso delle pareti coronariche e che, in certi casi, le porta, incredule, in sala operatoria. La dott.ssa ricorda che le coronarie delle donne sono più tortuose, sottili e delicate di quelle degli uomini… Basterebbe talvolta dire dei “no” a un numero eccessivo di impegni, alla mancanza di riposo, a un’alimentazione disordinata, a una vita sedentaria, adottando uno stile di vita più sano e sostenibile. Diversi, ma ugualmente da tenere ben presente, i casi sempre più frequenti delle donne post menopausa, che, non più protette dagli estrogeni, si ammalano di patologie come ictus e infarto con la stessa frequenza degli uomini soprattutto se coesistono i classici fattori di rischio cardiovascolari: ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, fumo e familiarità per malattie cardiovascolari.


La forza della fede

C’è un altro elemento forte e privato che impatta con forza positiva sulla sua vita personale, professionale, sulle persone e i pazienti che la nostra cardiologa incontra: la fede nella religione cristiana, ritrovata da qualche anno dopo aver approfondito la conoscenza di altre confessioni, momenti importanti che hanno poi rafforzato la decisione intrapresa di aderirvi da par sua, con convinzione e intensità. Un sentimento religioso e una fede viva e forte di cui si coglie la profondità in racconti e vicende quotidiane, un’esperienza interiore rinnovata giornalmente nella lettura del Vangelo e nei momenti impegnativi della vita e del lavoro, prima di interventi complessi o di altre vicende significative. “In queste circostanze - aggiunge la dott.ssa Aranzulla - oltre alla fede è presente la memoria di mia madre, fonte di coraggio e di consiglio. La fede da un lato mi sostiene soprattutto nelle difficoltà e dall’altro si fa balsamo dell’esistenza giornaliera, infondendomi serenità ed equilibrio”. Un caso interessante e significativo di convivenza positiva fra scienza e fede, un ulteriore capitolo passibile di approfondimento, come alcuni altri, dell’esistenza della nostra interlocutrice dalla personalità suggestiva e poliedrica grazie al suo speciale mix di competenza, forza interiore, serenità e grazia”.

Fragranze di rinascita

Nell’intento della dott.ssa Aranzulla di ridare salute e sollievo alle pazienti che affrontano il periodo post-infarto rientra l’adesione con il suo ospedale, Il Mauriziano, al progetto “Make My Fragrance” messo a punto da Antonella Bondi, architetto e creatore di fragranze naturali, per far riprendere al meglio, più rapidamente ed efficacemente le pazienti affiancando alle terapie ad hoc per la loro patologia un percorso di cura di sé con uno spirito positivo di ricostruzione attraverso il benessere olfattivo e le emozioni che questa esperienza fa suscitare. Questo si realizza selezionando ad hoc essenze dalle frequenze e caratteristiche differenti e ben documentate utilizzabili in base alle esigenze delle pazienti.

“Nel periodo storico e sanitario che stiamo vivendo, la necessità di indossare mascherine per proteggere se stessi e gli altri, rende l’olfatto il più penalizzato dei cinque sensi” - fa rilevare la Dr.ssa Aranzulla. Ecco come lo spiega l’architetto Bondi, dopo averne fatto tesoro a seguito di un’esperienza personale. “Se un paziente esce dalla sala operatoria, provato sia dalla natura sia dall’entità dell’intervento, potrebbe voler scegliere in quel preciso momento di sognare, ad esempio, il mare. Con questo progetto potrà avere la possibilità di viverlo mentalmente pensando di sentirsi ai piedi di una pineta o fra gli agrumeti di Capri o fra i roseti del lido di Venezia. Se il paziente desidera essere in montagna avrà la possibilità di trovarsi in un istante nell’atmosfera e fra i sentori di una di quelle segherie in mezzo ai boschi il cui profumo è impresso nella sua memoria da quando era bambino. Proprio quella memoria olfattiva cercheremo di risvegliare attraverso “Make My Fragrance” per aiutarlo a ritrovare l’energia vitale per reagire all’intervento e superare lo stato di salute precaria del momento. I profumi – continua – entrano nella nostra mente come carezze: un ricordo rilascia affetto, dolcezza, empatia, speranza e ognuno di noi potrà solo trarne beneficio nella più completa libertà di scelta. In questo consiste l’opportunità di far scegliere al paziente cosa vorrà sentire, quale viaggio vorrà realizzare per stare meglio e nutrire il proprio spirito e la propria anima. Grazie a ciò le pareti di casa troveranno finestre immaginarie su cui proiettare le situazioni, i paesaggi, le strade, i ponti di New York se in quel momento questo luoghi possono essere il tramite del desiderio che aiuta a riprendere le forze. Si tratta di 10 basi e circa 5 destinazioni per ognuna: il Mare (base) e la scelta di declinazioni/variazioni che può spaziare fra pineta, agrumi, roseto, giardini o mate intenso, trovarsi in barca in mezzo al mare, sugli scogli. Ognuno di noi può abbinare forza di volontà, profumo e memoria olfattiva: in questa visione le fragranze hanno un utilizzo e una specificità diversa dalle altre. Questo perché non sono state create per un appagamento personale e non sono frutto di esercizio al alto livello di un ‘naso’, ma sono nate dall’anima e per l’anima - conclude.”

Cardiologo interventista: cosa fare per diventarlo

Una specializzazione interessante e ancora poco conosciuta. Chiediamo cosa e come farla alla nostra intervistata, spesso interpellata in merito da studenti e specializzandi. “Il segreto – spiega - è avere idee chiare da subito. L’iter è lungo e complesso, ma chi è fortemente motivato raggiunge il suo obiettivo. Si inizia con l’iscrizione alla facoltà di medicina, seguita dalla scelta della specializzazione in cardiologia, branca della medicina che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura (farmacologica e/o invasiva) delle malattie cardiovascolari acquisite o congenite, e da una successiva fellowship, meglio se integrata con un master in cardiologia interventistica. Nel frattempo, una volta scelta la cardiologia, specialità che si è molto evoluta negli ultimi decenni ed è continuamente in evoluzione, occorre sapere che al suo interno si sono sviluppate superspecialità interventistiche come l'emodinamica e l'elettrofisiologia.

Chi intende diventare cardiologo interventista come la Dr.ssa Aranzulla, deve imparare in sala di emodinamica, un’area della cardiologia interventistica che utilizza imaging specializzato e altre tecniche diagnostiche per valutare lo stato delle coronarie e trattarne i restringimenti e le occlusioni, e, da oltre 10 anni, consente il trattamento percutaneo anche delle patologie delle valvole cardiache. All’interno di questa sala possono essere anche eseguiti tutti i tipi di diagnostica e di terapia in forma di intervento percutaneo. Tra le procedure tipiche dell’emodinamica vi sono la coronarografia e l’angiografia periferica, l’angioplastica coronarica, la riparazione percutanea della valvola mitralica e tricuspidale e l’impianto transcatetere di valvola aortica e polmonare. In questa branca l’Italia ha molti eccellenti centri di cardiologia interventistica e il nostro Paese è sempre ben rappresentato negli appuntamenti internazionali rilevanti di questa specialità.

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